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"Post-prezzemolo"

Alle origini

Dalla fine degli anni settanta, da quando cioè in Italia si comincia a parlare di postmoderno, il termine ha rivelato una straordinaria capacità di espansione, tanto che ormai l'uso dilaga senza freni, invadendo ogni campo della cultura, dall'estetica alla politica, dalla psicoanalisi all'economia, dalla filosofia alla teologia. Oggi si registrano miriadi di post, quasi che i sostantivi, da soli, siano altrimenti insufficienti a stare al passo con i tempi. Ed ecco quindi un fiorire di postfemminismo, postmarxismo, poststrutturalismo, postfordismo, postcristianesimo, posterotismo, postideologismo, posteconomia, postpost...

Eppure non è solo una moda, ma l'utilizzo rispecchia un bisogno che ha profonde radici, non sempre facili da sondare. Cerchiamo allora di fare un po' di chiarezza, indagando quali valori e significati possono realmente ricondursi al postmoderno e quali campi dello scibile umano ne sono maggiormente influenzati.

 

Postmoderno? Chi era costui?

Il termine, coniato negli Stati Uniti verso la fine degli anni Sessanta, definisce un movimento che, attraverso la rivisitazione ironica del passato, si pone in aperto contrasto con il Funzionalismo e il realismo esasperato del movimento moderno. La ribellione, alimentata da motivazioni esistenziali, in origine si accompagnava a forme di rivolta sociale e di costume, sviluppando nuove tendenze.
L'espressione e la contaminazione dei patrimoni culturali di secoli diversi ha determinato un "piacere quasi erotico di immergersi nelle forme e negli stili, di mescolare nei testi letterari, nelle costruzioni architettoniche, nei pezzi musicali e filmici generi e modi, di incorporare il kitsch, le immagini, le movenze della cultura popolare" (Remo Ceserani). Lo stile risultante, frutto del virtualismo e dell'arte combinatoria, dell'interscambiabilità dei codici, della varietà dei materiali, degli spazi e dei tempi d'espressione, accompagnandosi a una enorme carica antimetafisica e decostruttiva, si è dimostrato immediatamente più flessibile, giocoso e liberatorio. Il risultato, decisamente più "democratico" dello stile moderno, da una parte ha determinato il superamento della celebrazione dell'artista e della sua unicità espressiva, dall'altra l'abolizione della distinzione modernista tra cultura elitaria e cultura di massa.

 

Modernità e Postmodernità

L'Architettura è stata l'arte che sin dall'inizio ha meglio precisato le differenze sostanziali intercorrenti tra modernità e postmodernità. Il Movimento moderno, che prese il nome di Razionalismo prima e di Funzionalismo poi, nacque negli anni '20-'30, quando grazie all'opera di quattro grandi architetti (Mies van der Rohe, Gropius, Le Corbusier e Lloyd Wright), l'arte si liberò definitivamente dagli influssi dell'Art Nouveau e del Liberty.

Il movimento, propugnando l'assenza di ornamentazione e l'abolizione dei materiali compositi tradizionali (mattoni e pietra), puntò tutto sull'esaltazione di una diversa espressività, frutto dell'accettazione dei nuovi materiali (acciaio, vetro e cemento) e delle nuove possibilità tecniche e linguistiche.

L'abbandono della lapidea trilitica e dell'architettura di facciata, in favore di uno scheletro strutturale metallico o cementizio, inoltre, favorì l'assoluta libertà delle superfici e stimolò la nascita del plan libre (piano libero), affrancando la progettazione dell'edificio da qualsiasi vincolo decorativo, distributivo o funzionale.

Il discorso, portato alle estreme conseguenze, determinò anche la morte del concetto di "bellezza" per tutta la produzione di design: gli oggetti dovevano essere funzionali e basta. Casomai si poteva parlare di bellezza solo in relazione alla funzionalità dell'oggetto stesso. Il movimento moderno produsse le proprie opere, indisturbato, per circa un ventennio.

Nella seconda metà del Novecento, però, si assiste a una inversione di tendenza. Comincia, cioè, quel movimento di rivolta culturale al Moderno che prende il nome di Postmoderno. Il nome di per sé è già indicativo: ci si pone sulla stessa scia del moderno, ma nel contempo ci si sente nella posizione di chi viene "dopo", di chi fa i conti con una realtà che ha bruciato le premesse.

"Dopo il 1945 l'architettura modernista aveva ormai largamente perduto la sua visione sociale ed era sempre più diventata un'architettura del potere e della rappresentanza. Anziché presentarsi come annuncio e promessa di una nuova vita, i progetti residenziali modernisti divennero simbolo di alienazione e disumanizzazione […]. La moderna macchina della vita, come Le Corbusier, con un'euforia tecnologica tipica degli anni venti, aveva definito i progetti residenziali, era divenuta invivibile e l'esperimento modernista, a quanto pareva, era ormai totalmente obsoleto" (Andreas Huyssen).

Se la tradizione modernista aveva cercato di innovare, dando vita, però, a interventi architettonici freddi, astratti e dogmatici, che si riconoscevano per uniformità e monotonia, il postmoderno ha risposto "contrapponendo all'ideale della purezza quello dell'ibridismo, a quello dell'unità inevitabilmente "ovvia" quello della "vitalità confusa", all'ideale della semplicità inevitabilmente "facile", quello della complessità, dell'ambiguità, della difficoltà. Nessuna arte del togliere ma semmai del decorare, dell'aggiungere, dell'alludere, del significare. Ne veniva un'architettura delle forme, storiche e anche tecniche, contrapposta a un'architettura della forma, impegnata soltanto a dare una disposizione teoricamente determinata dello spazio e delle masse" (Remo Ceserani).

La libertà interpretativa, l'enfasi scenografica, la rivisitazione ironica degli stili del passato, la sorpresa visiva e lo scarto improvviso nella regolarità apparente sono dunque la nota caratteristica del postmoderno. Il risultato è un'architettura più duttile, mobile, ondulata, costantemente rivolta a soluzioni sensibili alle forme naturali.

Negli anni '50 la reazione fu talmente sentita, che gli stessi Lloyd Wright (con la realizzazione del Guggenheim Museum di New York, 1943-59) e Le Corbusier (con la costruzione della chiesa di Notre-Dame-du-Haut a Ronchamp, 1950-56) iniziarono a manifestare una nuova tensione espressiva, che infrangeva la regolarità razionalista attraverso la dinamizzazione delle superfici architettoniche.

 

Postmoderno? Sì, grazie

Il gioco allusivo iniziato dall'architettura postmoderna in contrapposizione al dogmatismo moderno, unitamente alle esperienze di frammentazione e proiezione di sempre nuovi punti di vista, non poteva non esercitare un forte potere di attrazione.
Tutti i campi della vita artistica, sociale, politica ed economica ne sono stati variamente influenzati tanto da determinare, negli anni '60, una inarrestabile rivoluzione culturale.

  • Nelle arti visive e plastiche "si sono poi definite "postmoderne" varie tendenze che, considerando esaurita l'esperienza delle avanguardie novecentesche, si sono proposte di andare al di là di esse, combinando elementi e dati figurativi e stilistici dall'origine più diversa" (Giulio Ferroni). In generale, si persegue un'arte di più semplice fruizione, meno concettuale, in cui le immagini ritornino a predominare sulle idee. Si assiste al recupero del gusto per la superficie, a una diffusa mancanza di profondità, non solo visiva, ma soprattutto interpretativa, in modo che il pubblico possa riappropriarsi del piacere spicciolo dell'opera pittorica.
  • "Nel campo della filosofia e delle scienze umane, l'uso del termine si collega a quegli orientamenti teorici che sottolineano la fine delle filosofie e delle ideologie "forti" proprie di questo secolo, e delle conseguenti visioni globali, totalizzanti della realtà" (Giulio Ferroni). La conseguenza è la fine di quelle forme organizzative solide createsi nel corso della modernità: la nazione con le sue radici storiche, le tradizioni, le ideologie, lo Stato, a cui si sostituiscono forme individuali basate sulle etnie, i gruppi, i movimenti (guerre nella ex Yugoslavia, smembramento dell'URSS).
  • Il processo di frammentazione interessa anche la letteratura e i media, dove lo spazio e il tempo perdono le loro caratteristiche, diventando irrilevanti per la percezione postmoderna. Lo spazio diventa iperspazio; il tempo perde la propria dimensione di attesa (sia essa utopica o apocalittica), trasformandosi in un eterno presente. "In questo tipo di scrittura domina il principio della contingenza. Nelle storie deboli della postmodernità tutto può accadere per caso, l'occasionalità predomina. Non ci sono e soprattutto non servono spiegazioni razionali, motivazioni logiche, ricerca di causalità. Non interessa il prima e il dopo, la causa e l'effetto, ma solo il simultaneo casuale. Prevalgono le strutture itineranti e casuali. In questo caso il passaggio dal caso al caos è semplice" (Remo Ceserani

Tra gli esempi tutti italiani di scrittura postmoderna, basterebbe citare Se una notte d'inverno un viaggiatore (1979) di Calvino, con i 10 frammenti di romanzo incompiuti, che rimangono aperti a svariate possibilità, o Il nome della rosa (1980) e Il pendolo di Foucault (1988) di Eco, romanzi in cui vengono esaltate e ironizzate le contaminazioni tra generi letterari e la combinatorietà degli stili.
Nei media la comunicazione diventa comunione emozionale. Il cinema raggiunge questo scopo attraverso le sollecitazioni sensoriali, mantenendo lo spettatore in uno stato di perenne eccitazione, dove la necessità di stupire e di contaminare è più importante della storia raccontata.

Un esempio lampante di cinema postmoderno è la serie di Guerre Stellari, dove i diversi episodi sono sfornati seguendo nessuna rigida regola sequenziale, ma secondo l'ispirazione e l'opportunità del momento. La televisione, invece, punta tutto sulle storie personali. Vere o false poco importa, l'importante è la verosimiglianza, che la razionalità abdichi in favore della comunione emotiva (Carramba, Stranamore, Amici, Saranno famosi).

  • Nel campo dell'economia si assiste a un passaggio inarrestabile da una scena dominata dalla produzione a una dominata dal consumo, in cui regna sovrana la commistione fra mercato e mass media, fra la merce e la sua immagine. "Immersi in un'economia basata sui servizi, siamo talmente estraniati dalle realtà della produzione e del mondo del lavoro che abitiamo in una realtà fantastica di stimoli artificiali e di esperienze da telespettatori" (Fredric Jameson), in cui non conta tanto la merce, quanto la seduzione delle immagini e dei codici.
  • La trasformazione e frammentazione della cultura e dell'economia investe inevitabilmente la società: a un mondo ormai frammentato corrisponde un soggetto frammentato. Il senso di angoscia e di alienazione tipico dell'uomo moderno, viene sostituito da una attenuazione generale dei sentimenti, da una frammentazione schizofrenica. L'uomo postmoderno è un individuo indebolito, decentrato, moltiplicato. "Così come frammentato risulta il corpo, dopo la sua separazione netta dall'anima. La medicina ne cura le parti in modo separato e con estrema specializzazione (chi il cervello e chi il cuore, chi lo stomaco e chi l'apparato genitale, chi i denti e chi i piedi) […]. La cosmesi, alleandosi alla microchirurgia, si specializza a sua volta concentrandosi su questo o quel pezzo di corpo […], agevolando il modellamento personale del proprio corpo, il travestimento […]. L'individuo, rappresentato e riprodotto dalla tecnologia delle immagini, si trasforma in icona e in simulacro di sé, diviene un personaggio fittizio" (Remo Ceserani).

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